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Diario di bordo: il viaggio

Diario di viaggio – Il viaggio: percorso o destinazione
di Francesco Mastrodonato

il viaggio spesso parte da dentro.

Ci sono viaggi che inizi per lavoro.
E poi ci sono viaggi che, mentre li vivi, ti accorgi che stanno lavorando su di te.

Questo è uno di quelli.

Le ultime settimane sono state un continuo movimento. Las Vegas, San Francisco, poi il rientro, Brusaporto, una cena da Da Vittorio. Sono partito con Diego, Diego Vitagliano. Intorno a me ho visto i miei clienti, clienti importanti, e nuovi contesti che fino a qualche anno fa osservavo da lontano. 

E ora sono qui, su un treno, mentre torno.

Fuori il paesaggio scorre.
Dentro, invece, qualcosa si è fermato.

 

Mi porto dietro tante cose. Esperienze, confronti, immagini. Ma soprattutto una riflessione che mi ha accompagnato per tutto il viaggio.

Mi sono sentito, a tratti, indietro.

Non è una questione di insicurezza. Non è mancanza di fiducia. 

È più una percezione, quasi fisiologica, quando ti trovi immerso in contesti così grandi, così strutturati, così veloci.

Ti guardi intorno e pensi che devi correre più forte.

E allora, quasi automaticamente, ti metti un passo indietro.

Osservi.
Ascolti.
Cerchi di non essere invadente.

È il mio modo di stare nei contesti nuovi di lavoro.

È sempre stato così.

Ma in questo viaggio mi sono fatto una domanda più onesta del solito:

stare un passo indietro è davvero umiltà… o a volte è solo un modo per non prendersi lo spazio che ci spetta?

Perché la verità è che io so bene chi sono.

So quello che valgo.
So quanto lavoro c’è dietro quello che faccio.
So quanta attenzione metto in ogni dettaglio.

E soprattutto, non sono inesperto.

Non lo sono mai stato davvero.

Anzi, se c’è una cosa che mi viene sempre riconosciuta è proprio la professionalità. Il modo in cui gestisco le situazioni, i clienti, anche quelle più complesse.

Eppure continuo a muovermi con grande rispetto, con attenzione, quasi in punta di piedi.

E forse è giusto così.

Ma, allo stesso tempo, devo imparare a occupare il mio spazio senza paura che venga frainteso.

In questi giorni ho ricevuto un consiglio importante: non stare troppo dietro ad ogni richiesta!

Perché sì, è vero: il livello di assistenza che do è altissimo.
A volte anche troppo.

Ed è un pò che ho capito una cosa.

Essere professionali non significa essere sempre disponibili a tutto.
Essere bravi non significa dire sempre sì.

C’è un equilibrio da trovare.

Bisogna stare dove vale la pena stare

E questa riflessione, piano piano, è uscita dal lavoro.

Si è allargata.

Ai rapporti.
Alle persone.

Al modo in cui scelgo dove mettere la mia energia.

Perché la verità è semplice: io tendo a dare tanto.

Mi metto a disposizione.

Ascolto.
Cerco di esserci.

Ma non sempre questo viene restituito allo stesso modo.

E soprattutto, non sempre ne vale la pena.

Negli ultimi tempi sto iniziando a capirlo meglio:
non posso donarmi a tutti.

Non perché non voglia.
Ma perché non riesco.

Perché poi mi stanco.

Mi svuoto.
Perdo lucidità.

E questo, nel lungo periodo, non aiuta nessuno.
Né me, né le persone che ho davanti.

Allora forse crescere significa anche questo:

imparare a scegliere.

Scegliere dove stare.
Scegliere a chi dare tempo.
Scegliere quali relazioni meritano davvero presenza.

Perché esserci sempre, per tutti, non è un valore.
A volte è solo dispersione.

E io voglio imparare a esserci meglio, non di più.

Questo viaggio è stato anche questo: un continuo aggiustamento.

Tra umiltà e consapevolezza.
Tra ascolto e presenza.
Tra il voler imparare e il saper già fare.

E poi è stata occasione di confronto.

Con chi gestisce aziende milionarie.
E ti trasmette, anche senza dirlo, cosa significa fare l’imprenditore a certi livelli. 

E poi c’è un altro pensiero che mi porto dietro, forte.

Girando, confrontandomi, osservando realtà diverse, mi sono reso conto ancora di più di una cosa:

Noi a Napoli siamo forti!

Nel modo in cui comunichiamo.
Nel modo in cui raccontiamo il food.
Nel ritmo che diamo alle cose.

La scuola partenopea non è solo un’identità.
È una preparazione.

Ti allena a stare nei contesti.
Ti allena a reagire.
Ti allena a creare valore anche quando tutto si muove velocemente.

E questo, fuori, si vede.

 

Questo è stato un viaggio nel viaggio

Fatto di lavoro, certo.
Ma anche di silenzi.
Di momenti di alienazione, di telefono sempre acceso, di testa piena, e anche di piccoli momenti di crisi.

Ma torno diverso, non perfetto, non sempre al massimo.
Anche fisicamente, a tratti, meno brillante del solito.

Ma torno più consapevole.

Perché nonostante tutto, ho fatto il mio lavoro.
Ho creato.
Ho portato a termine tutto quello che dovevo.

Senza perdere la calma, e questo, per me, vale tantissimo.

Perché è il segno di una costanza che ormai mi accompagna da anni.

Esistono giorni più scarichi.
Settimane in cui ti senti meno pronto.

Ma poi arrivi alla fine.

Ti fermi.
Ti guardi.

E capisci.

Sono bravo.

Non è arroganza.
È consapevolezza.

È il riconoscere il proprio valore senza bisogno di dimostrarlo urlando.

E se oggi posso dirlo, è anche grazie a chi mi sta accanto.
A una squadra vera.
A persone che credono in quello che faccio ogni giorno.

Io ci credo.

E anche se sembra una frase semplice, tamarra e quasi banale, che dico per giocare e scherzare quando raggiungiamo un piccolo obiettivo, negli ultimi giorni ha preso un significato diverso:

non c’è sconfitta nel cuore di chi lotta.

Perché quando continui, quando resisti, quando porti a termine anche nei momenti più difficili…
non stai perdendo.

Stai costruendo.

Ieri sera, a Brusaporto, da Da Vittorio, dove oltre a Diego c’era Ciro Poppella (altro cliente storico dell’agenzia) ho avuto un altro momento di consapevolezza. Di quelli silenziosi. Di quelli che non hanno bisogno di essere spiegati.

E ora sono qui.

In treno.

Tra quello che è stato e quello che verrà.

Davanti c’è la settimana di Pasqua.
Poi altri giorni, altri viaggi, altre sfide.

E forse è proprio questo il punto.

Non capire se il viaggio sia il percorso o la destinazione.

Ma continuare a partire.

Perché il mondo è grande.

E io non vedo l’ora di vederne un altro piccolo pezzo.

Giornate grigie: quando la stanchezza si porta dietro tutto il resto

Così iniziano queste giornate strane.

Giornate che partono già con un velo grigio sopra.
Non un temporale, non qualcosa di drammatico.

Piuttosto una specie di nuvola leggera che accompagna i pensieri e rende tutto un po’ più pesante.

Intorno a me vedo molta stanchezza.
Un nervosismo trattenuto.
Una voglia quasi fisica di evadere per qualche ora.
Di staccare davvero.

Non cinque minuti tra una notifica e l’altra.
Non una pausa veloce davanti a uno schermo.

Ma un vero riposo.

Quello in cui si spegne tutto.
Telefoni.
Stimoli.
Aspettative.

Fermarsi davvero: il bisogno di rallentare e ascoltarsi

A volte penso che avremmo bisogno anche di qualcosa di molto semplice:
fermarci un attimo davanti a uno specchio e guardarci negli occhi.

Concederci il diritto di essere stanchi.
Anche il diritto di crollare un momento.

Anche piangere, se serve.

Non per arrenderci, ma per svuotare quello che abbiamo accumulato dentro.

Perché ogni tanto ce lo dimentichiamo:
è normale attraversare giornate più pesanti.

Le giornate non esistono: capitano

Le giornate non esistono.

Capitano.

E forse servono anche a ricordarci qualcosa.

Ieri parlavo con un amico, anzi, con un nuovo amico, proprio di questo.
Di quelle giornate in cui vorremmo mollare tutto e andare a casa.
Di quando l’energia sembra non bastare mai.

Microazioni quotidiane: come ritrovare energia anche nei giorni difficili

E forse, in quei momenti, la strategia migliore è anche la più semplice.

Concentrarsi su piccole azioni.
Microazioni quotidiane.

Finire una cosa.
Poi un’altra.
Poi un’altra ancora.

Anche una cosa piccola, ma completata davvero fino in fondo, può cambiare l’umore di un’intera giornata.

Sentirsi più forti: anche dopo una giornata storta

Perché quando arrivi alla sera e ti rendi conto che, nonostante tutto, qualcosa l’hai portata avanti, succede qualcosa dentro.

Ti ricordi che sei più forte di quello che pensavi.

Che quei chiodi invisibili che sembravano ancorarti a terra non erano poi così forti.

Non sei solo: le giornate grigie esistono per tutti

E allora capisci una cosa.

Le giornate grigie esistono.
Esistono per tutti.

Oggi, intorno a me, vedo molte persone attraversarne una.

Ma forse proprio per questo dovremmo ricordarci che non siamo soli.

Piccoli gesti, grandi effetti: gentilezza nei momenti difficili

Essere gentili con qualcuno.
Aiutare un collega.
Fare un sorriso quando in realtà vorremmo arrabbiarci.

Sono gesti piccoli.

Ma a volte bastano per aiutare qualcuno — o noi stessi — a portare a termine quella microazione della giornata che ci farà sentire un po’ più forti.

Il grigio non è l’unico colore del cielo

Il grigio esiste.

Ma non è l’unico colore del cielo.